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Giovanni Marcora

 

Nasce a Inveruno, in provincia di Milano, il 22 dicembre 1922 da Giuseppe, allevatore e mercante di bestiame, e da Erminia Garavaglia, figlia di un piccolo albergatore. Nella sua formazione influirono le frequentazioni giovanili: l’ambiente di lavoro del padre e l’oratorio e il circolo di Azione cattolica di Cuggiono, dove matura la sua scelta di impegno sociale nel solco della tradizione cattolico-popolare, innervata dall’insegnamento di Jacques Maritain.
Dopo aver conseguito, nel 1941, il diploma di geometra presso l’istituto C. Dell’Acqua di Legnano, lavora come capocantiere nei pressi di Zara, allora territorio italiano. Chiamato alle armi, presta servizio come ufficiale nel reggimento di artiglieria di montagna di stanza a Bressanone. Dopo l’8 settembre 1943, decide di unirsi ai partigiani della Valle Olona, contribuendo a organizzare le formazioni d’ispirazione cattolica nel raggruppamento Alfredo Di Dio, di cui diviene vicecomandante con il nome di battaglia di Albertino. Partecipa, il 9 settembre 1944, alla liberazione di Domodossola e alla sfortunata difesa della Repubblica dell’Ossola. Nel dopoguerra è nominato presidente della commissione istituita dal ministero della Difesa per il riconoscimento delle qualifiche partigiane.
Durante la Resistenza, Marcora stringe amicizia con Enrico Mattei, rappresentante della Democrazia cristiana (Dc) in seno al Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, al quale rimane sempre legato. Quando Mattei assume responsabilità imprenditoriali al vertice dell’Ente nazionale idrocarburi, Marcora continua a rappresentarne le istanze politiche all’interno della Dc, partito al quale aveva aderito nel 1945. Su sollecitazione di Mattei, alla vigilia delle elezioni del 7 giugno 1953, organizza una grande manifestazione di ex partigiani in piazza Duomo a Milano. L’iniziativa è volta a creare un clima favorevole ad una politica di apertura a sinistra con il coinvolgimento del partito socialista nel governo del Paese. Tale prospettiva, resa più realistica dall’esito delle elezioni, è vista con favore da alcuni settori del mondo cattolico milanese più sensibili alle istanze di progresso sociale, che il 27 settembre 1953 si riuniscono a Belgirate. In quel convegno viene decisa la costituzione di un nuovo raggruppamento all’interno della Dc, la cosiddetta sinistra di Base, di cui Marcora è tra i promotori e tra i più autorevoli esponenti a livello nazionale.
Eletto, nell’aprile 1958, segretario provinciale della DC di Milano, si propone di rinnovare il partito attraverso il consolidamento dei rapporti con la società civile e con il mondo del lavoro, in particolare, e la formazione di nuovi quadri dirigenti e amministratori locali. Per impulso di Marcora, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, la Dc milanese diviene sede di confronto e di elaborazione per la soluzione dei problemi generali, dalla politica energetica alla riforma fondiaria, dalla libertà nelle fabbriche al piano Vanoni. Si creano così le condizioni propizie per sperimentare nel capoluogo lombardo quella formula politica che Marcora e i suoi amici di corrente vorrebbero vedere realizzata a livello nazionale. Il 21 gennaio 1961, infatti, è costituita al Comune di Milano la prima giunta sostenuta da una maggioranza di centro-sinistra, che vede la Dc insieme con il Partito socialista democratico italiano, il Partito repubblicano italiano e il Partito socialista italiano.
Nel 1962, al congresso democristiano di Napoli, Marcora è eletto nel Consiglio nazionale del partito, ma all’assunzione di maggiori responsabilità a livello nazionale fa seguito un momentaneo ridimensionamento del suo ruolo in ambito milanese con la perdita, in quello stesso anno, della segreteria provinciale della Dc, che riconquisterà nel 1963 mantenendola ancora per cinque anni.
Alle elezioni politiche del 19-20 maggio 1968 è eletto al Senato nel collegio di Vimercate, dove sarà confermato nelle successive elezioni del 1972, del 1976 e del 1979.
È promotore e relatore della legge che, nel 1972, riconosce ai giovani chiamati ad assolvere gli obblighi di leva il diritto all’obiezione di coscienza. Entrato a far parte, nel luglio 1969, della Direzione nazionale del partito, diviene uno fra i protagonisti del dibattito interno al partito. Dopo lo spostamento a destra degli equilibri politici, iniziato nel dicembre 1971 con l’elezione di Giovanni Leone alla presidenza della Repubblica, confermato dall’esito delle elezioni anticipate del 7 maggio 1972 e dalla nascita del governo Andreotti, Marcora si attiva per favorire il ritorno al centro-sinistra e un ricambio ai vertici del partito. In vista del XII congresso della Dc (Roma, 6-10 giugno 1973) porta i basisti ad aderire all’accordo, promosso da Aldo Moro, che toglie ai dorotei di Arnaldo Forlani la guida della Dc riportando alla segreteria Amintore Fanfani. Il 5 agosto successivo Marcora è nominato vicesegretario nazionale. In tale veste cura la preparazione di un convegno economico, tenutosi a Perugia nel dicembre di quell’anno, durante il quale alcuni studiosi, tra cui Pasquale Saraceno, Beniamino Andreatta, Siro Lombardini e Romano Prodi, sono chiamati a delineare una strategia in grado di fronteggiare la recessione provocata dalla crisi petrolifera. A tale riguardo Marcora deve tuttavia prendere atto del diverso orientamento dei responsabili dei dicasteri economici e delle autorità monetarie, che lo inducono a rassegnare, dopo appena un anno, le dimissioni dall’incarico.
Il 23 novembre 1974 è nominato Ministro dell’Agricoltura e Foreste nel IV governo Moro; resta ininterrottamente alla guida di questo dicastero nei successivi governi fino al 18 ottobre 1980. Marcora conosce da vicino i problemi di competenza del suo ministero per tradizione familiare e per essere egli stesso proprietario di un’azienda agricola, nel Parmense. Durante la sua lunga permanenza al vertice del ministero si ha una forte ripresa dell’intervento pubblico a sostegno dell’agricoltura, accompagnato da una radicale opera di riforma e rinnovamento culminata nella legge n. 984 del 27 dic. 1977, nota come legge “Quadrifoglio”. La legge definisce un piano agricolo-alimentare, che, innovando la procedura della politica agricola, affida alle regioni la responsabilità dell’intervento diretto e lascia all’amministrazione centrale dello Stato le funzioni di indirizzo e coordinamento. Nell’esercizio di tali funzioni, si rivela un negoziatore combattivo nelle trattative che si svolgono presso la Comunità europea, riuscendo a strappare misure e provvidenze a tutela degli interessi dell’agricoltura italiana.
Il 28 giugno 1981, nel primo governo Spadolini, Marcora è nominato ministro dell’Industria, commercio e artigianato; mantiene questo incarico anche nel successivo governo Spadolini fino al 1° dicembre 1982, trovandosi a fronteggiare spinose questioni come la politica energetica e la ristrutturazione della siderurgia.
Muore a Inveruno, il 5 febbraio 1983.