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Camillo Ferrari

Camillo Ferrari, milanese, nato nel 1929 da una famiglia di radicate tradizioni cattoliche e popolari, studente del liceo Manzoni e poi dell'Università Cattolica, si laureò il giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato (il suo studio legale rimase sempre aperto e funzionante negli anni) e mise su famiglia sposandosi con Carla Uboldi dalla quale ebbe quattro figli: Partecipò alla vita politica nelle file della Denocrazia Cristiana: L'esperienza principale in questo campo fu quella di segretario provinciale del partito, carica  in cui, nel 1968, subentrò a Giovanni Marcora, eletto senatore nelle elezioni di quell'anno. Camillo Ferrari fu "a capo" della DC milanese per sei anni. Importante anche la sua carriera in campo bancario (vicepresidente di Cariplo e della Associazione tra le Casse di risparmio) dove rappresentò apertamente la connessione tra volontà di promuovere politiche di sviluppo a forte contenuto sociale, propria della sinistra democristiana, e l'efficienza del credito e della intermediazione finanziaria. Il suo comportamento nel settore fu lontano da ogni sospetto di coinvolgimento nel rapporto, che si sarebbe rivelato di lì a poco malato, tra politica e economia. Fu un energico assertore del diritto della politica di impegnarsi in economia quanto del dovere etico e professionale di rimanere al di fuori di ogni compromesso pasticciato tra i due campi. Peraltro non prese mai a pretesto le sue responsabilità pubbliche per defilarsi dagli impegni e dall'identità politica e culturale che gli derivavano dall'esperienza di partito. E' ricordato per il ruolo dirigente che ricoprì nella Democrazia Cristiana in anni molto complicati non solo per le tragedie che tutti ricordano, come l'attentato del 1969 alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana e l'esplosione del terrorismo brigatista, ma anche per l'ondata eversiva della destra fascista e lo sbandamento a sinistra di parti dello stesso mondo cattolico, come la scelta socialista, in quegli anni, delle ACLI milanesi, la durezza dello scontro sociale con imponenti manifestazioni sindacali inquinate da strumentalizzazioni  estremistiche o reazionarie, gli equivoci della "maggioranza silenziosa" che, di fronte alle violenze esprimeva sfiducia nelle istituzioni, le tensioni nel mondo della scuola e delle università, per non parlare di tragedie come la morte di Feltrinelli e l'assassinio del commissario Calabresi. Guidò il partito con mano ferma, senza integralismi e cercando dialogo e contatto con gli alleati laici e riformisti. Chiusa l'esperienza nella DC milanese, rimase punto di riferimento per chi aveva fatto politica nella sinistra cattolico-democratica contribuendo con tenace coerenza al dibattito sui problemi del Paese e della regione Lombardia. A lui si deve l'esistenza di un "Circolo Marcora", occasione di incontro tra quanti si riconobbero nella corrente di Base della Democrazia Cristiana. Manca alla famiglia e agli amici dai primi giorni del 2010.